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La Città

 

ORIGINE
 

L'origine di Trecastagni, paese collinare a 567 mt. slm, sembrerebbe antichissima e risalire addirittura all'età pre-arcaica, però le prime testimonianze storiche, ritrovate sia nella zona in cui sorge il forte Mulino a Vento sia nella zona del lago vulcanico (di cui ormai non vi è traccia) del monte Urna, risalgono all'epoca romana (urne funerarie, calendari, monete, lacrimatoi ecc.). Delle dominazioni bizantine ed arabe purtroppo non rimane traccia a causa dei numerosi e violenti saccheggi che il territorio subì dalle successive dominazioni. Sino al 1640 fu sotto la giurisdizione del Senato Catanese per poi essere venduto, insieme al titolo di principe di Trecastagni, al messinese Domenico Di Giovanni – della famiglia di Aragona, Valenza e Catalogna - a cui fu assegnato un posto presso il Parlamento Siciliano. Il paese assunse quindi lo stemma araldico del casato dei Di Giovanni raffigurante uno scudo azzurro con spiga d'oro retto da due leoni affrontati. Agli inizi del 1700 Trecastagni passò sotto il dominio dei Villafranca a seguito del matrimonio fra Giuseppe Alliata Principe di Villafranca ed Anna Maria IV, ultima erede della famiglia dei Di Giovanni.

Dagli atti della curia vescovile di Catania si ricavano le più importanti notizie sullo sviluppo abitativo del paese, dai quali risulta che nel 1602 abitavano in Trecastagni 856 famiglie, all'incirca 4.000 individui.

Localizzato alle pendici dell'Etna, Trecastagni ha più volte subito nella sua storia le devastanti conseguenze dell'attività del vulcano come ad es. il terremoto del 1408, le eruzioni del 1541 e 1542 nonché lo sconvolgente terremoto del 1693 che rase al suolo anche la città di Catania, tant'è che nel censimento del 1737 voluto dal vescovo Galletti figurano 1997 abitanti; ma è sempre rinato con più convinzione e determinazione grazie alla forza ed al lavoro dei suoi abitanti e, quando nel 1667 il vescovo Bonadies nominò parrocchia l'attuale chiesa madre di San Nicola di Bari con il titolo di Arcipretura, unica chiesa autorizzata a fregiarsi di tale titolo tra i casali del bosco etneo, gli abitanti erano "in numero quasi quinque mille" certamente riferiti al vasto territorio comprendente anche l'attuale comune di Zafferana Etnea con i sobborghi di Fleri e Pisano. Oggi è un paese di circa 10.700 abitanti, che nel corso degli anni ha modificato la propria natura di paese a vocazione agricola (la popolazione ricavava il proprio sostentamento quasi esclusivamente dalla produzione e vendita di vino e legname di castagno), in paese a vocazione turistica, che vive di turismo prevalentemente di tipo residenziale, grazie al suo clima ed alla sua strategica posizione geografica, che lo pone a pochi chilometri sia dal vulcano Etna che dal mare (con spiagge sia rocciose che sabbiose). Molte le bellezze artistiche che, insieme agli straordinari e suggestivi scorci che lo caratterizzano, offrono al turista la possibilità di immergersi in uno straordinario contesto vivo e vitale ma assolutamente a misura d'uomo in quanto Trecastagni non ha subito la cementificazione diffusa che ha invece interessato molti dei comuni ricadenti nel territorio etneo. Tante le bellezze artisco-monumetali che testimoniano l'interesse per l'arte e la bellezza dei suoi governanti, ma anche la supremazia di cui godeva.

 

 

Bibliografia:

  • “Storia di Sicilia” dell'Abate Francesco Ferrara

  • “Lexicon” dell'Abate Vito D'Amico

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